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I 5 pregiudizi sul comunicatore aziendale

Il comunicatore aziendale è il “ponte” tra un marchio e il mondo esterno. Comunicatori d’impresa, uffici stampa e responsabili delle pubbliche relazioni sono le varie figure professionali che, seppur delineate da contorni sfumati, hanno la comune responsabilità di gestire e coordinare il dialogo tra l’azienda e le realtà esterne: dai partner commerciali agli azionisti, dalle istituzioni alle autorità e, non ultime, le testate giornalistiche. L’obiettivo del comunicatore d’impresa?
Potenziare la visibilità di un marchio agli occhi dei clienti finali.

Sul comunicatore aziendale e gli uffici stampa circolano dei pregiudizi che impediscono di comprendere quale sia il ruolo effettivo dell’ufficio stampa in azienda e come le pubbliche relazioni contribuiscono a sviluppare, consolidare e difendere un brand. Di questi pregiudizi, ne abbiamo evidenziati 5, che sembrano essere i più ostici:

Pregiudizio n°1 – I comunicatori aziendali servono solo alle grandi aziende.
Affidare a un ufficio stampa interno o esterno la comunicazione con la stampa è quasi naturale nell’ottica di una grande azienda. Spesso Pmi, Srl, start up e microimprese pensano invece che un comunicatore d’azienda non sia utile per raggiungere i loro obiettivi aziendali.
Realtà
Una comunicazione d’impresa efficace è strategica sempre, per ogni azienda. Un buon comunicatore aziendale, infatti:
– aiuta una start up a farsi conoscere;
– diffonde le novità di prodotto di una piccola e media impresa;
– porta una Srl a fare il salto di qualità, nei periodi di incremento del business;
– aiuta i dipendenti a sentirsi parte di una comunità, per mezzo di una rete interna di comunicazione, una intranet, un giornale aziendale;
– tutela l’immagine aziendale nei periodi di crisi o in caso di crisis management.

Pregiudizio n°2 – I comunicatori aziendali non sono esperti nei prodotti proposti.
Alcuni pensano che, nel gestire il rapporto tra stampa e impresa, conoscere nel dettaglio le caratteristiche tecniche del prodotto sia fondamentale.
Realtà
Il comunicatore d’impresa ha il dovere di conoscere il mercato di riferimento e il catalogo prodotti della sua azienda. La sua mansione principale, tuttavia, è quella del mediatore.
I comunicatori aziendali che lavorano nell’ufficio stampa devono dunque eccellere nella redazione dei comunicati stampa e nelle relazioni con i giornalisti, con tutte le responsabilità che ne conseguono.

Pregiudizio n°3 – Per creare un ufficio stampa interno, basta scegliere un responsabile marketing e un responsabile tecnico.
Per molti manager, la comunicazione d’impresa gestita da risorse interne è considerata la scelta più sicura. Per creare l’ufficio “pubbliche relazioni”, le aziende nominano il loro personale migliore, ma, spesso, si tratta di persone che non hanno alcuna esperienza di comunicazione.
Realtà
Fare pubbliche relazioni è una professione a sé: richiede curriculum, competenze, esperienza specifica. Scegliere il personale incaricato della comunicazione aziendale, quindi, ha un valore strategico da non sottovalutare.

Pregiudizio n°4 – I comunicatori aziendali possono essere sostituiti dai social media manager o dai blogger aziendali.
Art. 5La diffusione dei social network, il ruolo sempre più importante di blogger e influencer ha messo in secondo piano il ruolo della stampa tradizionale. Secondo questo pregiudizio, essere presenti sui social media diventa un obiettivo privilegiato della strategia di comunicazione e il rapporto con istituzioni e giornali viene trascurato.
Realtà
Il social media manager deve affiancare e non sostituire il comunicatore d’impresa. Pubbliche relazioni tradizionali e pubbliche relazioni digitali devono lavorare in sincronia, secondo un programma comune.
Il social media manager avrà come destinatari i consumatori e clienti finali. L’ufficio stampa si interfaccerà con i giornalisti, comunicando ad entrambi la mission aziendale.

Pregiudizio n°5 – I comunicatori aziendali hanno un costo eccessivo.
La credenza deriva dall’idea che un piano di comunicazione implichi sempre investimenti faraonici. Quando un’azienda vive una contrazione delle vendite e una congiuntura difficile, i piani di spending review, riduzione delle spese, impongono di rinunciare alle voci di costo considerate superflue. La comunicazione figura spesso tra i tagli di spesa.
Realtà
La comunicazione d’impresa non è un costo, bensì un investimento strategico.
Anche nei periodi di crisi, una buona comunicazione del brand è la chiave per impostare il successo futuro. Il pregiudizio si basa sulla convinzione che gli uffici stampa chiedano parcelle onerose e ingiustificate, ma questo non è vero per tutti. Piani di comunicazione ponderati, sulle reali necessità dell’azienda, sono oggi possibili. Scegliere un team di comunicatori aziendali competenti è la chiave per raggiungere buoni risultati a costi contenuti.

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Published in Comunicazione