Skip to content →

Caso Facebook, che cosa insegna ai giornalisti

Il caso Facebook tiene banco, in questi giorni, su giornali e social media di tutto il mondo. Come comunicatore e addetto ai lavori, avrai letto molti articoli sulla vicenda.
Ti sei chiesto, però, che cosa insegna ai giornalisti la vicenda del Facebook gate ?

Il caso Facebook ti ha suggerito un modo differente di lavorare nella comunicazione?

La domanda ti suona strana, ma vogliamo spiegarti subito a che cosa stiamo pensando.
Pensiamo ai giornalisti che scrivono un pezzo senza sapere nulla di copywriting Seo oriented, ma pubblicano su un giornale on line.
Pensiamo alle piccole e medie imprese che impostano la comunicazione sul web copiando la modalità delle pr tradizionali: sul sito web inseriscono i testi della brochure, sulla pagina Facebook postano solo contenuti di prodotto e i canali social vengono gestiti, in modo non sistematico, da un responsabile non dedicato.

Pensiamo ai professionisti della comunicazione e delle relazioni pubbliche che non sanno aggiornarsi sui strumenti e contesti nuovi nelle relazioni digitali.

A tutti il caso Facebook dice con chiarezza:

se non capisci che cosa sta succedendo, non hai più le chiavi per comunicare.

Caso Facebook. Che cosa è successo

La notizia di alcuni giorni fa è l’udienza di Mark Zuckerberg, fondatore del social network blu, di fronte al Congresso degli Stati Uniti. Zuckerberg è stato chiamato a rispondere della vicenda Cambridge Analytica e del sospetto che i dati degli utenti di Facebook siano stati utilizzati, in modo non legittimo, per influenzare le decisioni di voto. Sul delicato intreccio tra social media, profilazione degli utenti e gestione dei contenuti sui social media abbiamo già parlato in questo blog, in un testo sulla comunicazione politica.

Zuckerberg, un ragazzo di fronte ai senatori

L’immagine del giovane Mark, rispettoso e composto, di fronte ai rappresentanti del Congresso ha fatto il giro del mondo. Tra gli estratti divenuti “virali” c’è domanda di un senatore in merito al modello di business del social media, che ha l’accesso gratis per tutti gli utenti.
Nella risposta di Zuckerberg,

Senator, we run ads,

c’è tutta la differenza tra i mercati tradizionali e il web marketing. Alcuni senatori, anche se non tutti, si sono mostrati in difficoltà nel capire:

  • come funziona Facebook
  • perché la profilazione degli utenti è così importante per il suo modello di business.

Facebook è la punta dell’iceberg

Secondo alcuni, il caso Facebook ha scoperchiato un vaso di Pandora. Il social media blu non è il solo a sviluppare business dai dati degli utenti; gran parte di quello che succede su Internet, dagli annunci pubblicitari su Google ai siti di commercio elettronico, si basa sulla possibilità di tracciare e studiare i comportamenti dei consumatori, con modalità molto più invasive delle tradizionali ricerche di mercato.

Il caso Facebook mostra come targetizzazione e pubblicità persuasiva abbiano margini di influenza altissima. Mostra anche un gap tecnologico imponente tra chi comprende questi fenomeni e ne conosce la portata e chi ne risulta estraneo: come alcuni dei senatori Usa, ma non solo.

Rivoluzione digitale, web 3.0. e 4.0.

Molti osservatori hanno notato che l’udienza tra Zuckerberg e il Congresso degli Stati Uniti è stato più di un incontro istituzionale. Due generazioni lontanissime si sono incontrate nel discutere questioni fondamentali quali:

  • quanto sono protetti i nostri dati personali,
  • quanto siamo esposti al rischio di manipolazione delle opinioni.

Eppure, Zuckerberg e i senatori statunitensi, a tratti, sembravano non capirsi. Quando gli esperti parlano di web 3.0. e di web 4.0. affermano, infatti, che dietro alla rivoluzione digitale degli ultimi anni c’è un cambio di paradigma. Qualcosa di radicalmente diverso dal marketing che abbiamo conosciuto, tra fine Ottocento e Novecento, è accaduto con il caso Facebook.

Cambiano i modelli di business

Ti segnaliamo alcune differenze tra vecchi e nuovi modelli di business nel nuovo web:

  1. pubblicità sui mass media come giornali, radio e tv contro inbound marketing
  2. profilazione degli utenti con sondaggi e interviste, contro i big data a disposizione dei social media
  3. neuromarketing utilizzato a livelli crescenti
  4. nuovi livelli di interazione e coinvolgimento degli utenti
  5. nuovi strumenti di persuasione tramite messaggi video e 3D.

Fare comunicazione in vecchio stile non è più possibile

Molti comunicatori italiani si confrontano solo oggi con le sfide del nuovo web. Un po’ in ritardo, si rendono conto che fare giornalismo come si è sempre fatto non è più possibile.
Fare comunicazione in modo tradizionale non è efficace.
Fare pubbliche relazioni, promozione e pubblicità secondo un’ottica al di fuori del web marketing è inutile, perché, oggi, le abitudini degli utenti sono cambiate. L’onda lunga di questo fenomeno si vedrà tra pochi decenni, con il crescere di importanza di Millennials e generazione Z.

Se vuoi iniziare a lavorare in modo diverso, fallo subito, non aspettare. Internet e le nuove tecnologie si evolvono molto velocemente e stanno già cambiando.
Hai bisogno di tenerti sempre aggiornato, hai bisogno di usare nuovi strumenti per gestire le pubbliche relazioni.

Ti lasciamo alcuni link per la tua formazione continua:
https://neilpatel.com/blog
https://www.veronicagentili.com/
http://www.wmtools.com/

Hai altri link da consigliarci? Scrivili nei commenti

Published in Formazione